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DEBITI E CREDITI DELLE SOCIETA’ A RESPONSABILITA’ LIMITATA CANCELLATA ED ESTINTA - Ruini & Partners
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DEBITI E CREDITI DELLE SOCIETA’ A RESPONSABILITA’ LIMITATA CANCELLATA ED ESTINTA

DEBITI E CREDITI DELLE SOCIETA’ A RESPONSABILITA’ LIMITATA CANCELLATA ED ESTINTA

Come è noto cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese determina – a mente dell’art. 2495 c.c. – l’«estinzione del società»(Cass. 21 agosto 2018, n. 20840).

Per quanto riguarda i debiti nelle società di capitali, i soci rispondono in solido nei limiti di quanto ciascuno ha riscosso in sede di bilancio finale di liquidazione. Si tratta limitazione di responsabilità; i beni dei singoli soci non sono aggredibili se non nei limiti del riscosso: nel caso di sopravvenienza di beni nuovi, questi ultimi risultano dunque aggredibili dai creditori sociali (Cass., 24 maggio 2019, n. 14309).

Per quanto riguarda i crediti le sentenze delle Sezioni Unite, nn. 6070, 6071, del 2013 hanno per l’appunto stabilito che «qualora all’estinzione della società, conseguente alla sua cancellazione dal registro delle imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale» si trasferiscono «ai soci in regime di contitolarità o di comunione indivisa, i diritti e i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta, ma non anche le mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, né i diritti di credito ancora incerto o illiquidi la inclusione in detto bilancio avrebbe richiesto un’attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale) il cui mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la società vi abbia rinunciato».
«E’ possibile» secondo le Sezioni Unite “che la stessa scelta della società di cancellarsi dal registro senza tener conto di una pendenza non ancora definita, ma della quale il liquidatore aveva (o si può ragionevolmente presumere che avesse) contezza sia da intendere come una tacita manifestazione di rinunciare alla relativa pretesa»; quando si «tratta di un bene o di un diritto che, se fossero stati conosciuti o comunque non trascurati al tempo della liquidazione, in quel bilancio avrebbero dovuto senz’altro figurare, e che sarebbero perciò stati suscettibili di ripartizione tra i soci …, un’interpretazione abdicativa della cancellazione appare meno giustificata». Comunque, la rinuncia «può postularsi agevolmente quando si tratti di mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, cui ancora non corrisponda la possibilità d’individuare con sicurezza nel patrimonio sociale un diritto … onde un tal diritto non avrebbe neppure potuto ragionevolmente essere iscritto nell’attivo del bilancio»; «ad analoghe conclusioni può logicamente pervenirsi nel caso in cui un diritto di credito, oltre che magari controverso, non sia neppure liquido: di modo che solo un’attività ulteriore … avrebbe potuto condurre a renderlo liquido, in vista del riparto tra i soci».

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