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BELT AND READ INITIATIVE, LA NUOVA VIA DELLA SETA - Ruini & Partners
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BELT AND READ INITIATIVE, LA NUOVA VIA DELLA SETA

BELT AND READ INITIATIVE, LA NUOVA VIA DELLA SETA

BELT AND ROAD INITATIVE, COS’È?

Belt and Road Initiative è un programma infrastrutturale creato nel 2013 dalla Repubblica Popolare Cinese che mira a sviluppare la connettività e la collaborazione della Cina con 70 Paesi, potenziando il ponte economico tra Asia ed Europa. Trattasi in concreto della creazione di sei nuovi canali di trasporto, via terra e via mare, che consentirebbero di diversificare le rotte commerciali e intensificare i rapporti con la Unione Europa.

Il progetto, ribattezzato la Nuova Via della Seta, prevede la costruzione di nuove strade, ferrovie, parchi industriali, porti, oltre ad interventi ed investimenti in molteplici settori tra cui quello energetico e delle telecomunicazioni. A beneficiarne sembrano in primo luogo le imprese private che vedrebbero moltiplicare le loro opportunità di crescita sui mercati esteri. Ma sarà davvero così?

 

IL COINVOLGIMENTO DELL’ITALIA

L’Italia, data la sua posizione strategica, gioca inevitabilmente un ruolo determinante per gli sviluppi del programma. Tuttavia, visti gli impatti trasversali che necessariamente implicherebbe, la cautela è d’obbligo ed il dibattito politico è molto acceso, soprattutto in questi giorni.

Proprio questa settimana infatti Giuseppe Conte, riceverà la visita del presidente cinese Xi Jinping. L’obiettivo principale è la firma, tra i due paesi, del memorandum d’intesa che contiene l’indicazione di alcuni settori strategici in cui saranno favoriti investimenti congiunti e delinea gli obiettivi, i principi e le modalità di collaborazione, a detta proprio del Premier Conte, “in modo equilibrato e mutualmente vantaggioso”.

 

LE PRINCIPALI PREOCCUPAZIONI

Tuttavia, le preoccupazioni sia in ambito interno che internazionale sono molteplici. Secondo alcuni analisti, il vero intento perseguito dalla Cina non sarebbe tanto quello di impulsare la crescita degli scambi commerciali tra Europa e Asia, bensì quello, di matrice più geopolitica, di accrescere ulteriormente la sua influenza sull’economia mondiale attraverso ad esempio la concessione di prestiti e di finanziamenti a condizioni poco trasparenti, con l’ulteriore rischio di generare tra i governi europei posizioni debitorie pericolose.

Inoltre, le grandi imprese cinesi, controllate dallo stato, potrebbero arrivare ad “impossessarsi” di settori strategici quale quello energetico o delle telecomunicazioni andando ad intaccare pericolosamente la sovranità dei vari paesi europei. Sul punto, il Premier Conte ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica affermando che gli asset strategici italiani non entreranno a far parte dell’accordo.

Proprio il campo delle telecomunicazioni sembra essere quello più delicato, come dimostrano le forti pressioni che arrivano dagli Stati Uniti, che da mesi stanno mettendo in guardia non solo l’Italia ma a tutti i paesi europei affinché non cedano alle pericolose avances cinesi.

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